
Quando le regole non erano scritte, ma pesavano più del ferro
Quando pensiamo ai popoli del Nord del X secolo – Scandinavi, Variaghi, Rus’ – ci vengono in mente navi che solcano il mare, scudi colorati, fiumi infiniti di guerrieri e battaglie con numeri imponenti dove era il singolo a fare la differenza… ma non è proprio cosi.
La loro vera forza non risiedeva nelle armi: stava nel codice non scritto che regolava la loro vita.
Un insieme di norme trasmesse a voce, rispettate da tutti e capaci di trasformare piccoli gruppi di uomini in comunità coese, disciplinate e temute.
[ Quanto segue è un viaggio nei loro valori, nelle loro regole quotidiane, nel modo in cui combattevano e nel perché — ancora oggi — sono tra le società guerriere più affascinanti dell’Europa medievale. Questo articolo nasce dall’esigenza di raccontare in modo chiaro e accessibile i principi sociali e morali che emergono dalle fonti scandinave e della Rus’ tra IX e XI secolo. Ho scelto un tono divulgativo ma accurato, così da unire la solidità delle ricerche storiche alla leggibilità per un pubblico non specialistico. Alcuni passaggi mantengono una forma narrativa per far percepire direttamente la voce delle fonti, senza interpretazioni moderne. L’obiettivo è offrire un quadro coerente e comprensibile di valori come onore, responsabilità e rispetto degli accordi, che plasmarono le società del Nord e della Rus’ e continuano ancora oggi a influenzare il nostro immaginario.]
Un mondo senza burocrazia, ma con molto ordine
Nel X secolo nessuno dei due mondi aveva leggi militari scritte o regolamenti ufficiali.
Non c’erano eserciti permanenti, né un’autorità centrale forte come nel mondo carolingio o bizantino.
Eppure, l’hird scandinavo e la druzhina della Rus’ funzionavano con una precisione sorprendente.
La chiave è capire tre idee fondamentali:
- La fedeltà è personale
Un uomo giurava fedeltà non a uno Stato, ma a un capo.
- L’onore è la valuta della vita pubblica
La reputazione era tutto: perderla significava essere espulso dalla comunità.
- I giuramenti sono sacri
Rompere un giuramento significava perdere non solo l’onore, ma la protezione degli dei.
Questi tre principi creavano un ordine più forte di qualunque legge scritta.
Il giuramento: il legame che tiene insieme il gruppo
Le fonti islandesi e slave- seppur divise- sono straordinariamente chiare e congruenti.
Saga di Hákon il Buono:
«Gli uomini dell’hird giurarono fedeltà al re, promettendo di seguirlo in pace e in guerra, e di non lasciarlo finché fosse vivo.»
(Heimskringla)

Cronaca degli anni passati
«Gli uomini della druzhina dissero a Oleg: “Sarai per noi principe e capo”.»
Il rapporto è reciproco:
– l’uomo deve lealtà,
– il capo deve protezione, bottino, prestigio.
Un capo generoso conserva seguaci.
Un capo avaro li perde.
L’onore: drengskapr e čest’
Gli Scandinavi parlano di drengskapr, i Rus’ di čest’.
Due parole, un’unica idea: l’onore è la base di ogni relazione sociale.
Significa: non mentire, non tradire, non fuggire davanti al nemico, mantenere la parola.
Grettis saga:
«Meglio morire con onore che vivere nella vergogna.»
(Cap. 17)
Cronaca degli anni passati:
«È disonorevole per un uomo della druzhina ritirarsi davanti al nemico.»
L’onore è più importante della vita stessa.
La vita interna dell’Hird e della Druzhina
Hird e druzhina non sono semplici compagnie di combattenti: sono comunità con regole condivise.
E queste regole emergono chiaramente da tre tradizioni scritte:
- la Legge del Gulathing
- le saghe islandesi
- la Cronaca degli anni passati
Da questi testi ricaviamo tre norme fondamentali.
1. Non sguainare armi ai banchetti
Il convivio è un luogo di pace interna.
Legge del Gulathing:
«Chi sguainerà la spada al banchetto paghi ammenda, poiché tale atto porta discordia tra gli uomini.»
2. Non litigare alla tavola del capo
Il banchetto è un evento politico.
Cronaca degli anni passati:
«Alla tavola del principe non vi siano contese né offese tra i suoi uomini.»
3. Obbedienza in battaglia
La disciplina è semplice: ognuno sta al proprio posto.
Saga di Olaf Tryggvason:
«Gli uomini rimasero al loro posto nel muro di scudi, come era stato loro comandato.»
(Heimskringla)
Una formazione che cede è una comunità che si spezza.
Il bottino: giustizia, non solo ricchezza
Il bottino non è solo pagamento: è un rituale morale.
Egils saga:
«Il capo prese il suo terzo del bottino, e divise equamente il resto tra gli uomini.»
Trattato di Igor’ con Bisanzio (911):
«Chi tra i Rus’ sottrarrà parte del bottino dovrà restituire il doppio e sarà allontanato dalla compagnia.»
Il capo che divide male perde prestigio.
Chi ruba perde il diritto di stare con gli altri.
Simili ma diversi: Scandinavi e Rus’
Le basi comuni ci sono, ma i due mondi non sono identici.
Gli Scandinavi hanno un hird più informale, una società rurale e dispersa, fanteria quasi esclusiva, e le decisioni sono prese nelle assemblee (Thing), invece la Rus’ ha una druzhina più strutturata, centri urbani come Kiev e Novgorod, uso regolare della cavalleria delle steppe, leggi scritte già dall’XI secolo.
Quanto erano grandi i loro eserciti?
Per capire realmente questi popoli bisogna capire quanto erano grandi gli eserciti e perché.
Gli eserciti erano temporanei, non permanenti.
Si formavano grazie al prestigio del capo, alla sua generosità, alla sua reputazione e alle promesse di bottino.
Di fatto, erano un termometro della sua credibilità.
Le fonti principali che ci permettono di ricostruire i numeri sono:
- la Anglo-Saxon Chronicle,
- gli annali irlandesi,
- la Cronaca degli anni passati,
- il De Administrando Imperio di Costantino VII,
- e gli studi di Sawyer, Roesdahl, Price, Franklin & Shepard, Noonan.
Queste fonti non dicono “ci furono 1.200 uomini”, dicono quante navi c’erano. Ed è da lì che gli storici ricavano i numeri.
Gli eserciti scandinavi
Le navi portano in media 40–70 uomini. Da qui derivano:
● Piccole spedizioni — 30–80 uomini (1–2 navi, frequente negli annali irlandesi)
● Spedizioni medie — 150–400 uomini (3–8 navi, documentate nella Anglo-Saxon Chronicle)
● Grandi flotte — 800–1.800 uomini (20–30 navi, spedizioni come quelle del 971 e 994)
● Armate eccezionali — 2.000–3.500 uomini (40–60 navi: coalizioni rare)
Gli eserciti della Rus’ di Kiev
Le forze della Rus’ mescolano: druzhina variaga, milizie slave, alleati delle steppe (peceneghi e altri).
Le ricostruzioni storiche basate su Cronaca, Franklin & Shepard e Noonan indicano:
● Spedizioni minori — 300–600 uomini (druzhina + milizie locali)

● Campagne medie — 1.000–2.000 uomini (come le spedizioni lungo il Dnepr)
● Grandi campagne di Sviatoslav — 3.000–8.000 uomini (combinazione di élite variaga, fanteria slava e cavalleria delle steppe)
Il punto non è il numero: è il perché
Più un capo era giusto, coraggioso, generoso e rispettoso del codice,
più uomini decidevano di seguirlo. I numeri degli eserciti non dipendono dalla geografia,
ma dall’onore.
Conclusione: un codice non scritto, ma decisivo
Se c’è una lezione che Scandinavi e Rus’ ci lasciano, è questa:
La disciplina non ha bisogno di essere scritta, se è profondamente condivisa.
Giuramenti, divisione del bottino, posizioni in battaglia, pace ai banchetti: ogni gesto era regolato da norme precise che non venivano messe per iscritto perché erano dentro ogni uomo.
L’hird e la druzhina non erano eserciti: erano famiglie armate, unite da un codice morale che ha retto secoli e che ancora oggi affascina chiunque studi o rievoca quel mondo.
Bibliografia essenziale
Queste sono le fonti narrative e documentarie medievali su cui si basa l’ossatura storica dell’articolo (cronache, testi normativi, letteratura coeva):
- Cronaca degli anni passati (Povest’ vremennykh let): fondamentale per la descrizione della Rus’ di Kiev, della druzhina, dei rapporti tra principi e guerrieri e della presenza scandinava nell’Europa orientale.
- Legge Russa Antica (Russkaya Pravda):Raccolta normativa dell’XI secolo (con nuclei più antichi): utilizzata per comprendere ammende, responsabilità personale, risoluzione dei conflitti e struttura sociale nella Rus’.
- Sagas islandesi (in particolare: Egils saga, Njáls saga, Heimskringla di Snorri Sturluson): testi del XIII secolo che riflettono tradizioni orali più antiche.Impiegate con cautela per ricostruire concetti di onore, faida, composizione dei gruppi armati e rapporti di fedeltà.
- Annali e cronache bizantine (Giovanni Scilitzes, Leone il Diacono): utilizzate per i contatti tra Rus’, Scandinavi e Impero bizantino, in particolare per le descrizioni delle guardie armate e dei contingenti guerrieri.
- Sverrir Jakobsson, The Varangians: In God’s Holy Fire: per la presenza scandinava nella Rus’ e i rapporti tra élite guerriere.
- Thomas S. Noonan, studi sulla Rus’ di Kiev e le reti economiche e militari: utilizzato per la struttura sociale della druzhina e il ruolo dei guerrieri professionisti.
- Else Roesdahl, The Vikings: per la composizione plausibile degli eserciti scandinavi, il ruolo dell’hird e la società guerriera.
- Jesse Byock, Viking Age Iceland: per i concetti di onore, responsabilità collettiva e risoluzione dei conflitti nelle società nordiche.
- Simon Franklin & Jonathan Shepard, The Emergence of Rus 750–1200: testo di riferimento per la formazione politica e militare della Rus’ di Kiev.
