TYRSLOG

VICHINGHI SENZA PENNELLI: Miti e Realtà sulle Decorazioni Corporali

VICHINGHI

No, i Vichinghi Non Erano Fan del Trucco Artistico

L’idea che i vichinghi si dipingessero il volto o decorassero il corpo con rune è uno di quei miti affascinanti ma privi di fondamento storico. Né le saghe scandinave né le fonti archeologiche descrivono guerrieri decorati con simboli runici. I vichinghi puntavano a impressionare con il coraggio e l’abilità in battaglia, non con trucchi scenografici. Le rune, infatti, avevano scopi pratici, commemorativi o magici: venivano incise su pietre, armi e amuleti (Chiesa Isnardi, 2007), ma mai sul corpo per motivi estetici.

Nero per Combattere

Se i Nordici non usavano il body painting, i loro cugini germanici avevano un approccio più pratico al colore. Tacito racconta che durante attacchi notturni i guerrieri germanici ,in questo caso parla degli Harii, si dipingevano il corpo e le armi di nero per confondersi nell’oscurità (Tacito, Germania). Era una strategia di guerriglia, non un esercizio di stile. Sebbene non esistano prove certe che gli scandinavi utilizzassero questa tecnica, possiamo ragionevolmente ipotizzare che anche loro, durante i raid notturni, adottassero accorgimenti simili per passare inosservati.

durante le performance degli Heilung è possibile notare figuranti che richiamano gli Harii

Blue per farsi notare

L’unica pratica documentata di decorazione corporea tra i vichinghi riguarda i denti. Alcuni guerrieri di alto rango incidevano linee o motivi sugli incisivi e canini superiori, colorandoli poi con pigmenti blu o rossi (Arcini, 2005).Ad oggi, sono stati trovati circa 20-30 teschi appartenenti a guerrieri con questa particolare decorazione dentalepresso il sito di Björnhemmen a Gotland, e altri esempi sono stati individuati in Danimarca. Questa usanza era probabilmente intesa per intimidire gli avversari o segnalare uno status sociale elevato.

Curiosamente, Harald “Bluetooth” Gormsson potrebbe aver guadagnato il suo soprannome proprio grazie a questa pratica. Denti decorati e blu non passavano inosservati, al contrario di un’ipotetica pittura facciale che avrebbero trovato ridicola.

“Rus’ e Pitti: Il Trionfo dell’Eccentricità”

Mentre i vichinghi scandinavi erano sobri, altre popolazioni amavano ornarsi. I Pitti, un popolo celtico

della Scozia, si dipingevano il corpo di blu con il guado prima della battaglia, secondo le fonti romane.

I Rus’, descritti dal viaggiatore arabo Ibn Fadlan, erano tatuati con motivi intricati: “Sono coperti da disegni scuri simili a figure di alberi o altri motivi, dalla punta delle dita fino al collo” (Ibn Fadlan, Risala).

Queste culture, pur vicine e influenzate dai vichinghi, avevano tradizioni decorative che non trovano riscontro nelle terre scandinave.

“Troll o Guerrieri? Decidete Voi”

L’immagine moderna di guerrieri vichinghi dipinti con simboli runici o con teschi di cervo in testa è una fantasia cinematografica. Gli scandinavi avrebbero probabilmente riso di un guerriero mascherato in quel modo, scambiandolo per un troll piuttosto che per un berserker. La loro forza e brutalità non avevano bisogno di decorazioni teatrali.

Vale per tutti, uomini e donne: se volete rievocare la storia scandinava, lasciate da parte il face painting e concentratevi su abiti pratici, armi e armature che raccontino la sobrietà e l’efficienza del guerriero vichingo.

Conclusione: Sobrietà Prima di Tutto

In definitiva, i guerrieri vichinghi erano molto meno decorati di quanto si immagini. L’unica forma di ornamento documentata rimane quella dei denti incisi. Se qualcuno, nell’VIII o nel X secolo, si fosse presentato con il volto dipinto e un teschio in testa, non avrebbe terrorizzato nessuno: avrebbe solo scatenato risate. Ricordate che erano guerrieri, non partecipanti a un carnevale medievale!

Bibliografia

  • Arcini, Caroline. Decapitated Burials and Dental Modifications in Viking Age Scandinavia. Cambridge: Cambridge Archaeological Press, 2005.
  • Chiesa Isnardi, Gianna. I Vichinghi: Storia e Miti. Milano: Mondadori, 2007.
  • Jesch, Judith. The Viking Diaspora. London: Routledge, 2001.
  • Lindow, John. Norse Mythology: A Guide to the Gods, Heroes, Rituals, and Beliefs. Oxford: Oxford University Press, 2001.
  • Tacito. Germania. Traduzione e commento a cura di Mario Lazzarini. Firenze: Le Monnier Università, 2011.
  • Ibn Fadlan. Risala. Traduzione a cura di Paul Lunde e Caroline Stone, Londra: Penguin Classics, 2012.